6 ottobre 2010

Facite ammuina


“Sarebbe un po’ strano se un ministro dell’Interno che dà ultimatum per elezioni anticipate, dovesse poi gestirle”. Così Andrea Mazzella conclude il suo articolo odierno, pubblicato a pagina 31 di Repubblica col titolo Una lezione per il cavaliere.
In effetti sarebbe strano, anzi preoccupante. Come del resto fu strano, anzi molto preoccupante, che all’indomani delle elezioni politiche dell’aprile 2006, dalle quali uscì vincitrice la coalizione guidata da Romano Prodi, da parte degli avversari si gridasse ai brogli. Un martellante, estenuante grido al broglio elettorale. Da parte di chi, prima e durante quelle elezioni, aveva in mano il Ministero dell’Interno, che è l’organo responsabile del corretto svolgimento delle elezioni. Denunciare brogli in quella sede equivaleva a accusare l’allora ministro dell’Interno (Pisanu) di cospirazione contro la sua stessa coalizione.

17 luglio 2009

Matteotti, ottantacinque anni fa

"Innanzitutto è necessario prendere, rispetto alla Dittatura fascista, un atteggiamento diverso da quello tenuto fino qui; la nostra resistenza al regime dell’arbitrio dev’essere più attiva, non bisogna cedere su nessun punto, non abbandonare nessuna posizione senza le più decise, le più alte proteste. Tutti i diritti cittadini devono essere rivendicati; lo stesso codice riconosce la legittima difesa. Nessuno può lusingarsi che il fascismo dominante deponga le armi e restituisca spontaneamente all’Italia un regime di legalità e libertà, [...] Perciò un Partito di classe e di netta opposizione non può accogliere che quelli i quali siano decisi a una resistenza senza limite, con disciplina ferma, tutta diretta ad un fine, la libertà del popolo italiano".


Giacomo Matteotti, lettera a Filippo Turati.

15 luglio 2009

Ma quale libertà?

Oggi è passata alla Camera dei Deputati una mozione di Rocco Buttiglione in tema di aborto. Il testo impegna il governo italiano a farsi portavoce presso le Nazioni Unite di una mozione che “condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire''.


26 giugno 2009

Polvere siete e polvere ritornerete

Prestiamo attenzione a ciò che accadrà nei prossimi giorni. E' appena partita, puntualissima, una campagna finalizzata a sollevare il classico infallibile polverone all'italiana. Il Giornale oggi tira fuori una presunta storia di festini hard alla Camera, in cui sarebbero coinvolti D'Alema, Cesa e altri. Ragazze squillo utilizzate per ottenere favori. Berlusconi si affretta ad esprimere la sua solidarietà a Cesa e parla ancora una volta di imbarbarimento della stampa. Lo fa contro il suo Giornale, secondo un copione già visto, ma efficace.

27 febbraio 2009

Slittamento elettorale

Dopo le bagarre sulla legge-truffa sul testamento biologico, sia il Pdl sia il Pd adesso intendono posticipare la discussione. L'argomento è stato propagandato come urgente, al punto che è stata tentata la via del decreto legge, e invece scopriamo che se ne può parlare con più calma. Magari fra qualche mese, dopo giugno. Dopo le elezioni europee. Continuano a prenderci in giro. Il Pdl da sempre, per sua natura. Il Pd da quando Veltroni ha inaugurato (riscoperto) la stagione della prudenza democristiana, della melassa infarcita di "se" e di "ma". Oggi il presidente del Senato rinforza: "L'esame in aula può slittare". Come a dire: prima votare, poi discutere. Andremo alle elezioni europee senza sapere cosa pensa di fare il Pd sulle questioni etiche. Sono proprio curioso di vedere quanti voti prende (perde) questo partito fallito sul nascere.

22 maggio 2008

Gomorra, il film

Ho visto Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto dall'omonimo libro di Roberto Saviano. Prima di entrare al cinema ero teso, agitato. Sapevo di andare a vedere un film forte, in cui si sarebbe parlato della mia terra, cui sono legato da radici profonde, una terra che amo e per la quale soffro ogni giorno, spettatore impotente di un martirio. Ero nervoso, impaziente. Avevo letto il libro: un'agghiacciante inchiesta sul sistema camorra. Lo avevo letto e avevo invitato tutti i miei conoscenti a fare altrettanto, sottoponendo anche a loro questo libro, che parla di una cultura, quella camorristica, che pervade la società campana penetrandola a diversi livelli ed espandendosi all'esterno.
Utilizzando un appassionante stile letterario, Saviano si rivolge a chi sa e a chi non sa, racconta un mondo dal dentro, mostrando senza censure linguaggi, sogni, aspirazioni, metodi, destini di chi è legato al sistema camorra. Tuttavia non approfondisce i legami con la politica, con l'imprenditoria, con le sfere decisionali.

Il film è una delle poche trasposizioni in pellicola a non lasciare deluso chi ha precedentemente letto il libro. È forte, toccante, annuncia la sua brutalità fin dalla prima scena. Come e meglio del libro disegna i tratti somatici di un cultura e delle sue aspirazioni, ne tratteggia con sicurezza linguaggi, sogni, metodi, destini. Per questo inchioda alla poltrona e costringe a seguirne i molteplici fili dall'inizio alla fine. È un film lungo, oltre due ore durante le quali si intrecciano diverse storie. Adolescenti allo sbando che sognano di incarnare gli spiriti dannati del cinema americano e si illudono di diventare padroni del mondo impugnando un kalashnikov, viscidi imprenditori che vendono terreni e vite di ignari contadini per seppellirvi rifiuti e veleni, famiglie senza speranza che vivono in ostaggio di un sistema che le mantiene e al tempo stesso le affama, lavoratori inchiodati a un ciclo produttivo disperato. In un flusso continuo e appassionante, la pellicola mostra un mondo parallelo.

Al di là della tecnica utilizzata per girarlo (camera a mano, audio in presa diretta, dialetto e sottotitoli), ogni commento sui contenuti è superfluo: racconta la realtà, e lo fa in un modo talmente fedele da non lasciare scampo. Saviano conosce quel mondo intimamente, e la sua collaborazione alla scrittura del soggetto è evidente in ogni scena.

Alla fine del film scorrono dei titoli, bianco su nero, in cui si dice che la piazza di Scampia è il più grande mercato di droga a cielo aperto al mondo, e che grazie a questi traffici un solo clan può fatturare 500mila euro al giorno. Non si dice, o si lascia solo intendere, che fine fanno quei soldi. Non si dice che la legalizzazione della droga risolverebbe istantaneamente il problema.
In tutto il film si intravedono le case dei boss, i luoghi in cui vivono: sono tuguri fetidi e malridotti. Spuntano qua e là macchine costose e motociclette, ma le case sono penose. Come del resto gli abiti, i modi, il linguaggio dei capi. Questi boss sono rozzi giocatori d'azzardo o cavallari di campagna. In alcune scene si intravedono mostri di cemento, ponti, strade che sembrano stare lì da sempre. Fanno ormai parte del paesaggio, eppure ci sono entrate da pochi decenni.
Nei titoli di coda si legge pure che la camorra ha investito nella ricostruzione dell'area delle Twin Towers di New York, ma la pellicola tace, o lascia solo intendere, qual è il gradino che la camorra sale per accedere alla dimensione imprenditoriale internazionale. Si racconta nei minimi dettagli la vita quotidiana dei boss e delle loro putrescenti corti. Si traccia la linea che, partendo dalle fabbriche del nord, porta i rifiuti a intossicare le campagne del sud. Ma si vedono poche giacche, pochi colletti bianchi, mai una cravatta.
D'accordo, dei processi storici che hanno determinato la nascita e l'evoluzione della mentalità camorristica si è già scritto e visto molto, quindi va bene che in questo film non se ne parli. Del resto non poteva essere un'opera enciclopedica. Ma non si dice nulla, assolutamente nulla, delle scelte politiche che alimentano il perdurare del sistema camorra, offrendogli nicchie da occupare quando non foraggiandolo in modo diretto. Eppure sono attualissime, contemporanee; certe decisioni vengono prese sulle poltrone governative nello stesso momento in cui siamo lì, nel cinema, inchiodati alle nostre piccole poltrone di spettatori.

Uscendo dal cinema, dopo esserci assicurati che non ci sia nessuno a spararci, sospiriamo profondamente, poi cerchiamo lo specchietto di una macchina o la vetrina di un negozio, guardiamo la nostra immagine riflessa e realizziamo con sollievo di essere diversi dai personaggi appena visti sullo schermo: diversi vestiti, diverso linguaggio, altri sogni, forse altro destino. E diversi sono anche tutti quelli che conosciamo, i nostri amici, i nostri colleghi di lavoro. Tutti i campani, napoletani, casertani che conosciamo sono diversi dai campani, napoletani, casertani del film.
Allora se la camorra è fatta di clan e ristagna soltanto in alcuni quartieri, se pervade solo le vite di quelle famiglie disgraziate, se ingabbia solo qualche migliaio di lavoratori, com'è possibile che possa gestire tanti soldi? Se è fatta di bruti semianalfabeti com'è possibile che arrivi a investire all'estero? Se si basa solo sulla barbarie come fa a tenere in scacco uno paese moderno e ricco come il nostro?

17 aprile 2008

Masochisti, ma non sordi

Il PD è la grande occasione, e continua ad esserlo. Ma è partita col piede sbagliatissimo, perché non ha saputo coniugarsi con la sinistra, quindi si è svuotata dell'identità forte che probabilmente (mi auguro) gli elettori cercavano. Il PD senza sinistra è nato morto; la sinistra senza il PD, o qualcosa di simile, va verso il suicidio.

Mi piace moltissimo Vendola e lo vedrei bene in un ruolo di dirigenza nel PD: la sua presenza detonerebbe e contribuirebbe a fare chiarezza. Quella chiarezza che né Veltroni né altri della sua radice hanno avuto il coraggio di portare, almeno non fino in fondo. "Abbiamo bisogno di un grande partito in cui coesistano più identità" sostiene il Walter. Mi sta anche bene, e forse non c'è alternativa. Però non può essere una melassa in brodo democristiano. Deve avere piuttosto una collocazione precisa, richiamarsi a valori di sinistra, puntare ai diritti civili e alle garanzie sociali. Poi può anche liberalizzare o "modernizzare", come vuole la moda del momento. L'importante è che non giochi con le parole e non dribbli gli argomenti che scottano. Gli italiani saranno masochisti, ma in fondo, se gli parli senza dire nulla di concreto, se ne accorgono. O no?

Non più restare a guardare

Dimissioni e abbandoni, ritorno alla vita privata. Scoraggiamento. No, non continuiamo a commettere errori. Questo è piuttosto il momento di fare, di tornare a parlare di politica, di interessarsi alla vita sociale di questo paese. Abbiamo idea delle opportunità che si pongono appena oltre l'uscio di casa?

Il berlusconismo vive proprio del disinteresse della gente alla politica, si alimenta dell'ignoranza derivante dall'approssimazione (o, se vogliamo, dell'approssimazione derivante dall'ignoranza). Scelte qualunquiste come l'astensione o il giudizio livellante sull'intera classe politica sono frutto anche dell'isolamento e dal ritiro a vita privata della maggior parte degli italiani. Uscire dall'isolamento, quindi, tornare a confrontarsi. Dobbiamo ridimensionare l'illusione della comunicazione telematica e tornare a discutere nelle sezioni di partito, nei circoli, nelle associazioni. Dobbiamo guardarci negli occhi.

Occorre (ri)mettere in piedi un partito socialista, o tutt'al più anche socialdemocratico, che sappia interpretare e indirizzare le esigenze della gente e del paese. E per farlo dobbiamo impegnarci in prima persona, dismettendo i panni di chi sta in panchina e attende che sia qualcun altro a fare. Occorre indurre i vertici non soltanto al rinnovamento, ma al coraggio. Senza coraggio non andremo da nessuna parte. A parer mio.

14 aprile 2008

E mo vediamo come ti rialzi, Italia

Abbiamo voluto dimostrare di non essere comunisti? Abbiamo voluto sostenere l'esame di maturità al cospetto di Berlusconi? Abbiamo inseguito il centro e rinnegato il passato? Abbiamo azzerato la Sinistra? Ecco il nostro Presidente del Consiglio.



(Foto Alessio85, licenza Creative Commons)

25 gennaio 2008

Allarme rosso

La situazione è allarmante. Lo hanno dichiarato ieri sera diversi politici, dalla destra alla sinistra, a partire da Pisanu, ex ministro del governo Berlusconi, per finire con Mastella, ex ministro del governo Prodi. Entrambi democristiani di razza.

L'allarme, secondo me, è che dopo decenni, dopo la strombazzata fine della Prima Repubblica e la declamata nascita della Seconda, l'ago della bilancia è ancora il centro. Contano ancora personaggi come Casini e Mastella. Sono loro a determinare l'esito delle elezioni, la composizione e la durata dei governi. Sono loro a lanciare gli allarmi.

E' vero, la situazione è allarmante. Per la sinistra e per il paese. La sola possibilità di una "grande coalizione", cioè un'intesa An-Fi-Pd, fa rabbrividire. L'ipotesi sembra un incubo. Sarebbe l'applicazione del motto: se non lo puoi battere unisciti a lui. L'incubo della paralisi delle questioni urgenti di questo paese. Il pantano del compromesso. L'allarme c'è, ed è allarme rosso.