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10 ottobre 2011

Francesco Rinaldi


Francesco Rinaldi fotografato da Giulio Bulfoni


Il mio amico Francesco Rinaldi, origini lucane ma naturalizzato campano, si è avvicinato alla fotografia per esigenze archeologiche: doveva documentare i reperti che studiava, e si è attrezzato per farlo. E così, per il gusto di guardare il mondo attraverso una lente, ha fatto dalla fotografia la sua professione. Si è specializzato in reportage e fotografia aerea. Volando a bordo di innumerevoli mezzi, dall'elicottero all'ultraleggero, ha costruito un grande archivio fotografico sui paesaggi e i beni architettonici e storici della Campania. Ha anche collaborato ad alcuni volumi fotografici.

Tra le sue molte attività, vi segnalo un corso di fotografia che terrà a Maddaloni a partire dal 3 novembre, e il lavoro ‘Sacro e profano’, che il 25 novembre sarà ospite di OfCA, Officina Cutillo Architetti, a Caserta in via Cesare Battisti 76.

Fatevi un giro sul sito di Francesco ed esplorate il suo profilo Facebook.




Disco del giorno: Truffe & Other Sturiellett’, di Daniele Sepe.


Natalino Russo, Roma.

17 settembre 2011

Compatte

Faggio, monti del Matese, 2006 (Canon G9)

Fotografo usando macchine reflex fin dai tempi della pellicola, quando tuttavia erano disponibili compatte di qualità. La reflex ha sempre consentito maggior controllo, soprattutto sulla profondità di campo. All'epoca erano disponibili macchine di dimensioni piuttosto ridotte, tra cui le bellissime e solide Nikon FM2 ed FE, l'elettronica e veloce F801s, oppure la minuscola Pentax ME Super o la economica Yashika FX3 Super 2000, che consentiva di usare ottiche Contax.

A quei tempi (solo dieci anni fa!) la differenza la facevano obiettivo e pellicola: in una macchinetta con buone lenti mettevi una buona pellicola e il gioco era fatto. Non era difficile produrre foto eccellenti, adatte alla pubblicazione, anche con fotocamere di piccole dimensioni (ad es. Minox o Rollei) e persino economiche (Yashika T4 Super).

Con il digitale questo non è più vero, o almeno per qualche anno non lo è stato: la pellicola è stata sostituita dal sensore, che non è più cambiabile a piacimento. Siamo quindi costretti a utilizzare accoppiate sensore/obiettivo decise dai produttori. Il sensore è parte del corpo; possiamo cambiare soltanto gli obiettivi. Per stare dietro alle evoluzioni tecniche non basta cambiare obiettivo o pellicola, ma siamo costretti a inseguire i nuovi modelli di fotocamere.
E' un cambiamento di prospettiva totale. E ovviamente in questo nuovo corso i produttori ci sguazzano, sfornano nuovi modelli ogni pochi mesi, spesso aggiungendo o variando pochissimo, e qualche volta addirittura togliendo. Quante volte abbiamo visto modelli più evoluti di quelli precedenti ma magari con qualche pulsante in meno? Chi fotografa per lavoro conosce benissimo l'importanza di un rapido accesso ai controlli (tempi, diaframmi, compensazione EV, blocco AE-L, ISO, compensazione flash, etc). Eppure a volte, nei modelli nuovi, questi controlli vengono ridotti.
In sostanza ogni nuovo lancio sul mercato risponde a logiche di marketing, con la conseguenza che dopo ormai oltre dieci anni di fotocamere digitali non esiste ancora un modello poco ingombrante che sia in grado di soddisfare le esigenze dei professionisti.

Certo, qualche produttore sperimenta vie nuove. Un esempio è la Ricoh GXR, compatta a sistema basata su un corpo fisso sul quale si possono installare diversi obiettivi comprensivi di sensore. In questo modo l'interfaccia della fotocamera resta invariata (corpo principale, controlli, schermo LCD) ed è possibile cambiare obiettivo e sensore. Il rapporto prezzo/qualità non è dei più convenienti, ma si tratta pur sempre di una possibilità interessante.

Dopo un iniziale periodo di assestamento, ormai le reflex digitali consentono di produrre fotografie di qualità eccellente, pari se non superiori a quelle in pellicola. Ma questi apparecchi (e gli obiettivi che richiedono) hanno un ingombro, un peso e un'invasività incompatibili con determinate condizioni di ripresa.
Inoltre il mercato delle reflex di qualità è ormai quasi saturo, e la tecnologia dei sensori per reflex ha ben poco di nuovo da esprimere. Aumentare i megapixel non serve. Aumentare gli ISO fa comodo, ma abbiamo già macchine che producono risultati eccellenti (ad es. Nikon D700 e Canon 5D Mark II).

Viaggi, lunghe camminate, reportage, foto in strada o in montagna sono solo esempi di contesti in cui farebbe comodo poter disporre di macchine piccole e leggere, ma di qualità. Schiena e collo ringrazierebbero.
Leica ha prodotto la M8 e la M9, fotocamere a telemetro che seguono il solco della prestigiosa serie M, ma costano uno sproposito, oltre al fatto che la qualità dei file lascia un tantino a desiderare. O almeno non ripaga dell'investimento.



Che alternative hanno, quindi, professionisti e fotografi evoluti che vogliono lasciare a casa la reflex e utilizzare macchine più portatili?

I produttori si stanno orientando verso un nuovo filone, quello delle macchine compatte senza specchio, le cosiddette mirrorless. Negli ultimi mesi se ne parla molto, soprattutto delle APS-C Sony serie NEX, e delle micro4/3 Olympus Pen e Panasonic Lumix G. Non sono ancora prodotti eccellenti, ma alcuni modelli consentono discreti controlli di ripresa, perciò stanno suscitando una certa curiosità tra i professionisti.
Ne parleremo presto su questo blog.

Restano le cosiddette compatte evolute, che negli ultimi anni, pur restando lontane dalla qualità richiesta nel mondo professionale, stanno facendo interessanti passi avanti. Hanno sensori un po' più grandi rispetto ai francobolli delle compatte amatoriali; utilizzando meno pixel, assicurano maggior qualità soprattutto in condizioni di scarsa luce o ISO elevati; consentono maggiori controlli sui parametri di ripresa.

Tra i modelli al top della categoria ci sono sicuramente la Olympus XZ-1 e la Panasonic Lumix LX5. Le sto usando da qualche mese, anche per lavoro. Nei prossimi giorni posterò un po' di considerazioni, sia di carattere tecnico sia di usabilità a seconda delle condizioni di ripresa.

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Olympus XZ1 in versione nera e bianca.
Panasonic Lumix LX5 in versione nera e argento.
Un po' di libri sulla fotografia digitale.

Di tanto in tanto rinnovo la mia attrezzatura fotografica e metto in vendita del materiale. L'elenco aggiornato è disponibile qui.

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Musica del giorno: Cab Calloway.


Natalino Russo, Labico.

13 settembre 2011

Fotografare

Berlino. Denkmal für die ermordeten Juden Europas

Oggi ero a zonzo per Berlino, al lavoro, sfruttando la coda d'estate che in questi giorni fa sì che pedalare in città sia proprio speciale. Avevo al collo la mia Panasonic Lumix LX5, e pensavo ai motivi per cui me ne vado in giro a scattare fotografie (per diletto, dico, oltre che per lavoro). Forse per capire quale sia il mio stile, cioè per comprendere meglio chi si cela da questa parte dell'obiettivo.

Credo che fotografare secondo uno stile, ovvero applicando quello che si ritiene di avere, sia un approccio sbagliato. Forse è meglio fotografare il più possibile, per poi scoprire, dopo anni o magari mai, se uno stile lo si possiede davvero. Ed eventualmente quale sia.

Ma tra una domanda e una pedalata, anche questo viaggio volge al termine. Domani si torna finalmente a casa, chiudendo un'estate di spostamenti continui. E dopodomani comincia il certosino lavoro di sistemazione di appunti e foto.


Disco del giorno: Zenyatta Mondatta, dei Police.


Natalino Russo, Berlino.

10 settembre 2011

Berlino tre


Sulla S-Bahn tra Südkreuz e Neukölln. Berlino 2011
In questa città comincio a sentirmi a casa. Tuttavia ogni volta che ci torno ho bisogno di un periodo di acclimatazione. Non al luogo in sé, ma a ciò che vi accade. Stamattina ho preso la S-Bahn sul ring, alla stazione di Südkreuz, per andare al mercatino che si tiene tutti i martedì e venerdì in Maybachufer, sulla riva sinistra del Landwehrkanal. Direzione antioraria, quindi, per cambiare a Hermannstrasse e prendere la U8 fino a Schönleinstrasse, praticamente in riva al canale.

In treno c’erano tre ragazze che allestivano set fotografici al volo. Una di loro, magra e alta, indossava una maschera bianca, e assumeva pose a comando. La seconda le scattava fotografie. La terza riprendeva tutto con una videocamera professionale. Lavoravano a qualche progetto artistico o pubblicitario. Alle fermate, gli altri passeggeri entravano e uscivano dal treno, osservavano la scena, sorridevano e passavano oltre. Le tre ragazze continuavano a lavorare indisturbate.

(Mi viene in mente un articolo pubblicato proprio in questi giorni dall’American Civil Liberties Union, ACLU, sui diritti dei fotografi nei luoghi pubblici. Molto istruttivo).

Io, da buon italiano, mi sono messo a guardare. Sicché ho saltato la mia fermata e sono sceso a Neukölln, per poi tornare indietro. Ma a Berlino non è certo un problema: i treni passano ogni pochissimi minuti, e una deviazione come questa non comporta alcun sacrificio. Provateci a Roma…

Mani che danno, mani che ricevono. Türkenmarkt im Maybachufer, Berlino 2011
U-Bahn Schönleinstrasse. Berlino 2011
In questi giorni sto provando un filtro antivento che mi ha spedito la Redhead Windscreens, chiedendomi di provarlo sul mio registratore audio. È rosso, molto carino. Sembra funzionare bene. Appena trovo il tempo faccio una recensione.


Disco del giorno: Live in Berlin di Sting (anche in versione Blu-ray).


Natalino Russo, Berlino.

28 agosto 2011

Un post al sole

In bicicletta fra Talamone e Fonteblanda. Toscana, Italia.

Al mare in Toscana. La sponda meridionale del Mediterraneo dista da qui qualche chilometro in più rispetto alla distanza che la separa dalla Sicilia, o dalla Calabria o dalla Campania. Ma è pur sempre un posto vicino. La Libia è molto prossima all’Italia. E se la metafora – in questo frangente – non fosse di pessimo gusto, si direbbe che quel paese è a un tiro di schioppo da questo.

27 giugno 2011

Italiani(tà) a Berlino

Graffiti su un frammento di Muro al Mauerpark, Prenzlauerberg, Berlino
C/O Berlin (Oranienburges Strasse 35) è per un fotografo uno dei posti più affascinanti di Berlino. Ospitato dal 2000 nel Postfuhramt - l'antico ufficio postale reale - oggi è una struttura dedicata interamente alla fotografia e alla comunicazione visuale. I suoi ideatori hanno inteso dare vita a una sorta di Forum Internazionale di Dialoghi Visivi. Davvero consigliato a chiunque ami la fotografia.

Peccato che tra qualche mese il centro si trasferirà. E ancora non si sa dove.

A pochi metri da lì, in un bar della Tucholskystrasse, ho preso un caffè con Holger, giovane berlinese, ottimo conoscitore dell'Italia e appassionato di cultura italiana. Per restare in contatto col nostro paese, Holger si è inventato Cicerone Berlino, un'agenzia che si dedica ad accompagnare italiani alla scoperta della capitale tedesca. Ha coinvolto in quest'avventura diversi ragazzi e ragazze italiani, e i clienti sono molto soddisfatti.

Grazie Holger e grazie ai tuoi collaboratori per l'aiuto che mi darete nel mio lavoro sulla guida di Berlino.

1 giugno 2011

Slow sync

L'apertura del servizio
Durante una delle ultime spedizioni La Venta in Chiapas mi sono ritrovato a fotografare in situazioni alquanto scomode. Nell'umido della foresta o sotto la pioggia, oppure in grotta, tra laghi e fango. Si tratta di ambienti affascinanti, ma che mettono alla prova la pazienza del fotografo, oltre - ovviamente - all'attrezzatura.

30 maggio 2011

La Venta su Geo n. 66


Il numero 66 di Geo Italia (giugno 2011), in edicola in questi giorni, ospita un mio servizio sulle esplorazioni dell'associazione La Venta in Chiapas, con interviste a Tullio Bernabei, Tono De Vivo, Gaetano Boldrini, Davide Domenici, Francesco Sauro, Gianni Todini. L'articolo, di 16 pagine, è illustrato da foto mie e di altri fotografi che hanno partecipato alle spedizioni. Tra questi: Tullio Bernabei, Ciccio Lo Mastro, Giuseppe Savino, Tono De Vivo, Vittorio Crobu, Filippo Serafini, Paolo Petrignani.

La foto di copertina è di Paolo Petrignani.























24 maggio 2011

Pallone e Cervino

La vetta del Cervino/Matterhorn (4478 m) spunta dalle nuvole 
Valle d'Aosta, 25 aprile 2011. Il team di Charbonnier Mongolfiere ci invita a fare un volo.

15 gennaio 2011

Fungo

In un bosco dei Monti Simbruini, Italia
Un ragnetto avanza zampettando nel sottobosco. Improvvisamente comincia a piovere e lui decide ripararsi sotto una specie di ombrello che spunta tra le foglie. Poi alza lo sguardo e, con la sua vocina da ragnetto, timidamente gli domanda: "Ma tu sei un ombrello o... fungi da ombrello?".
E lui, sornione: "Fungo".

14 gennaio 2011

Rotpunkt

Fundació Joan Miró, Barcelona. L'uscita sul terrazzo
Nella marea di riviste e quotidiani che inonda le edicole è molto raro trovare qualche pubblicazione che riporti, accanto alle fotografie, il nome dell’autore. È un’abitudine molto italiana, e molto odiosa. Non solo per chi, come me, fa il fotografo per lavoro; ma anche per i lettori, che in questo modo si abituano a considerare la fotografia come una merce di poco valore.

24 maggio 2007

Deserto


Deserto dell'Erg, Tunisia. Aprile 2007.

Muovere i passi in terra africana, seppure la più vicina, è un'occasione per respirare un'aria diversa. Incredibile quanto sia facile arrivare in questo paese: qualche ora di nave, e dall'Italia sei già in Africa. Il deserto è lì, a pochi chilometri. Il deserto è a pochi chilometri da qui.